CIR-CUS-POP

Molte persone si illudono che il nazionalismo e il populismo espressi da alcuni politici possano salvare il paese dalle crisi o dalle emergenze che di volta in volta si affacciano all'orizzonte. Le soluzioni semplicistiche offerte dai leader di estrema destra, basate sullo scontro e sull'esclusione, nascono da pregiudizi nei confronti di chi è diverso (per provenienza, cultura, aspetto, stile di vita) e sfociano poi nella ricerca di un capro espiatorio da incolpare, colpire e cacciare. I nazionalismi consentono a milioni di persone consapevoli di quanto sia corrotto il proprio paese e compromessi i propri connazionali di allontanare da sé le proprie responsabilità, soffocando la propria coscienza. Il nemico di turno, nel caso dell'Italia, può essere l'Unione Europea o lo straniero che viene da un paese segnato dalla povertà e dalla guerra, che ha alle spalle una miseria spesso, almeno in parte, determinata dagli errori dei nostri stessi governi e dagli sfruttamenti legati alle politiche adottate dalle multinazionali.
Ci si illude di poter essere più forti da soli, di poter imporre il proprio volere agli altri scatenando guerre diplomatiche ed economiche, non tenendo conto del fatto che gli avversari reagiranno con una risposta uguale e contraria. Un'Europa divisa e caratterizzata da tanti nazionalismi (o sovranismi, come vengono chiamati oggi per farli sembrare qualcosa di nuovo) sarebbe un'Europa debole, in perenne conflitto, i cui singoli paesi verrebbero fortemente condizionati da oligarchi e superpotenze.
Il populismo è basato sulla convinzione che il popolo sia portatore di una saggezza profonda e che le qualità e capacità dei singoli cittadini uniti nel formare una massa possano ostacolare gli interessi dei gruppi di potere e delle élite, portando a un riscatto, a una rivincita. Chi dovrebbe guidare il popolo? Un leader carismatico, un eroe irriducibile, un nuovo salvatore? Non è mai il singolo eroe a salvare un paese e dei cittadini disonesti non possono certo far sparire la corruzione e l'evasione fiscale. Siamo sicuri che i cittadini elettori siano migliori e più onesti dei cittadini eletti a rappresentarli?
C'è sempre stato uno stretto rapporto tra populismo e nazionalismo, con diversi esempi in cui il primo anticipava e poi accompagnava il secondo, in una crescente euforia demagogica. Nella società attuale, in cui è così facile ottenere consenso manipolando l'informazione e diffondendo notizie false, chi incanta il popolo con slogan e frasi fatte e genera un clima di violenza, facendo leva sull'odio e la paura, non fa altro che assolvere se stesso e quella parte corrotta di cittadini che non vuole risolvere i problemi del paese, ma addossarli a qualcuno o fare finta che non esistano. Tagliare drasticamente le tasse (con il rischio di impoverire i sistemi sanitario e scolastico nazionali) non ci renderà automaticamente più onesti; accusare il resto dell'Europa di errori che noi stessi abbiamo commesso non migliorerà la nostra condizione economica e renderà più difficili i rapporti con gli altri stati.
Il circo nazional-populista, che ho chiamato "Cir-cus-Pop", con riferimento al MinCulPop (Ministero della cultura popolare) di epoca fascista, racchiude in sé i sogni, le ambizioni, le acrobazie, le contraddizioni, i raggiri e le manipolazioni che accompagnano i nazionalismi e i populismi di destra. È un circo che non può non crollare o implodere schiacciando gli spettatori, che erano stati attratti con promesse mirabolanti. Un tendone oscuro, una serra opaca per coltivare propaganda e complottismo: alimenti che non nutriranno mai i bisognosi, strumenti che non faranno mai progredire una nazione, ma la faranno crescere e precipitare nella rabbia e nel rancore.

[EN]

Many people are under the illusion that nationalism and populism expressed by some politicians can save the country from the crises or emergencies that, from time to time, appear on the horizon. The simplistic solutions offered by far-right leaders, based on confrontation and exclusion, arise from prejudices towards those who are different (by origin, culture, appearance, lifestyle) and then lead to the search for a scapegoat to blame, hit and oust. Nationalisms allow millions of people aware of how corrupt their country is and how compromised their compatriots are to move away from their responsibilities, suffocating their conscience. The enemy of the moment, in the case of Italy, may be the European Union or the foreigner who comes from a country marked by poverty and war, who has behind him/her a misery often, at least in part, determined by the errors of our own governments and exploitations caused by multinationals' policies.
We delude ourselves that we can be stronger alone, that we can impose our will on others by unleashing diplomatic and economic wars, not taking into account the fact that the opponents will react with an equal and opposite response. A Europe divided and characterized by many nationalisms (or sovereignisms, as they are called today to make them seem something new) would be a weak Europe, whose individual countries would be heavily influenced by oligarchs and superpowers and in constant conflict with one another.
Populism is based on the belief that the people are bearers of a profound wisdom and that the qualities and abilities of individual citizens united in forming a mass can hinder the interests of power groups and elites, leading to a redemption, a revenge. Who should lead the people? A charismatic leader, an inflexible hero, a new saviour? A single hero will never save a whole country and dishonest citizens certainly cannot make corruption and tax evasion disappear. Are we sure that the voters are better and more honest than the elected citizen-representatives?
There has always been a close relationship between populism and nationalism, with several examples in which the former anticipated and then accompanied the latter, in a growing demagogic euphoria. In today's society, where it is very easy to obtain consensus by manipulating information and spreading false news, those who enchant the people with slogans and stock phrases and generate an atmosphere of violence, leveraging on hatred and fear, do nothing but absolve themselves and that corrupt portion of citizens who don't want to solve the country's problems, but to put the blame on someone or pretend those issues don't exist. Drastically cutting taxes (with the risk of impoverishing the public health and school systems) will not automatically make us more honest; accusing the rest of Europe of mistakes that we have made ourselves will not improve our economic situation and will make relations with other states more difficult.
The national-populist circus, which I called "Cir-cus-Pop", with reference to the fascist-era MinCulPop (Ministry of Popular Culture), embodies the dreams, ambitions, gimmicks, contradictions, scams and manipulations that accompany nationalisms and right-wing populisms. It's a circus that cannot fail to collapse or implode crushing the spectators, who had been attracted with amazing promises. A dark marquee, an opaque greenhouse for cultivating propaganda and conspiracy: foods that will never nourish the needy people, tools that will never make a nation progress, but will make it grow and fall in anger and rancour.
Crisi sovrapposte

In questi giorni ho ritrovato una vecchia fotografia scattata nel 2008, quando la recessione e la crisi industriale determinate dal crollo finanziario dell'anno precedente cominciavano a diffondersi, prima negli Stati Uniti e poi nel resto del mondo. Associare la Grande Recessione alla situazione attuale, caratterizzata da uno stallo economico accompagnato da una crisi di governo (una crisi balneare, per la precisione) è stato inevitabile. Un po' d'ironia mi ha permesso di reagire allo sconforto e così sono salito sulla mia macchina del tempo per tornare nel passato e aggiungere un manifesto a quelli già visibili nella fotografia a cui accennavo. Spero che l'immagine risultante possa far sorridere, ma anche riflettere.

Quando ad una crisi economica ed istituzionale si risponde con una politica da cowboy, ci si ritrova in mezzo al deserto o sperduti su una spiaggia…


Overlapping crises

In these days I found an old photograph taken in 2008, when the recession and the industrial crisis caused by the financial collapse of the previous year began to spread, first in the United States and then in the rest of the world. Associating the Great Recession with the current situation, characterized by an economic stalemate accompanied by a government crisis (a seaside crisis, to be precise) was inevitable. A bit of irony allowed me to react to the despair and so I got on my time machine to go back in time and add a poster to those already visible in the photograph I mentioned. I hope that the resulting image can make you smile, but also reflect.

When you respond to an economic and institutional crisis with a cowboy policy, you find yourself in the middle of the desert or lost on a beach …
The Consequences of Nationalism
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